“La voce del freddo” è il secondo ciclo di podcast dedicato al mondo della refrigerazione e del condizionamento, realizzato grazie al contributo educazionale di Chemours. La quarta puntata illustra il punto di vista una categoria che ricopre un ruolo cruciale per raggiungere gli obbiettivi ambientali e di decarbonizzazione. Si tratta degli installatori degli impianti di refrigerazione e condizionamento, professionisti la cui opera è fondamentale per avere impianti sempre efficienti e affidabili.

Ospite della puntata è Marco Oldrati, Direttore Operativo di Assofrigoristi, l’associazione nazionale dei frigoristi che raggruppa 600 aziende che svolgono l’attività di installazione, manutenzione, riparazione e dismissione di impianti di refrigerazione e condizionamento.
Oldrati esordisce illustrando la visione dell’associazione in merito alla revisione del regolamento F-Gas: “Assofrigoristi è in prima linea e fortemente impegnata nella creazione di una cultura tecnica capace di produrre benefici ambientali attraverso una graduale riduzione dell’uso degli HFC e la riduzione di emissioni dirette in atmosfera di gas fluorurati ad elevato effetto serra. Ciò detto, rileviamo alcuni aspetti e relative conseguenze operative, tecniche e ambientali particolarmente complesse derivanti dagli emendamenti al testo del Regolamento F-gas votati al Parlamento Europeo. In particolare, riteniamo che l’accelerazione del phase down e del phase out di alcune classi di refrigeranti avrebbe diverse implicazioni negative per il nostro settore”.
Il Direttore Operativo di Assofrigoristi prosegue evidenziando contraddizioni e criticità riguardo ai refrigeranti naturali: “la teoria ‘refrigerante naturale = beneficio ambientale’ è fortemente discutibile e non è corretto adottarla come un’ideologia aprioristica. I refrigeranti cosiddetti naturali risultano presenti anche in natura, ma ciò non significa che la loro produzione e immissione sul mercato in bombole sia un processo naturale in quanto avviene perlopiù come secondaria di lavorazioni industriali e successive opere di bonifica e purificazione. Poi, la tempistica di attuazione è estremamente ridotta e implicherebbe una rapida dismissione di milioni d’installazioni ad oggi funzionanti dato che i sistemi attualmente operanti non sono retrofittabili con i refrigeranti naturali. Conseguentemente si rischia di incentivare un mercato parallelo di refrigerante illegale per il mantenimento in vita degli impianti esistenti”.
Vi è poi il problema della competenza degli installatori frigoristi nella gestione dei refrigeranti naturali. Su questo tema Oldrati puntualizza: “La competenza diffusa del settore è ad oggi troppo bassa per un passaggio, per di più rapido, a impianti con complessità crescenti come alta pressione di esercizio (nel caso della CO2) e infiammabilità elevata (per quanto concerne gli idrocarburi). La competenza idonea per mettere mano a questo tipo di refrigeranti è scarsa nei numeri e non formalizzata in un percorso che la asseveri. Esiste ancora una carenza di conoscenze tecniche e normative idonee per operare in condizioni di sicurezza e con esiti di efficienza energetica accettabili”.